


Piccolo alternatore con tre magneti azionato da una manovella con un sistema di ingranaggi. Numero di serie 134.
Risale ai primi anni del Novecento.
Nell`inventario del 1937 sono elencate: n° 434 dinamo piccola ₤ 150; n° 435 dinamo piccola ad eccitazione indipendente con comando ad ingranaggi, ₤ 150. Entrambe con prima destinazione al Gabinetto di Fisica.
Non ci sono prove che una di esse si possa identificare in questo esemplare.
Nell’inventario del 1956 è descritto al n° 812 come “piccola dinamo ad eccitazione indipendente con comando ad ingranaggi”, ma in realtà questo è un alternatore.
Chi scrive e l’Ing. Claudio Profumieri ne hanno esaminato il funzionamento.
Girando la manovella con un certo impegno si raggiungono i cento volt.
Considerando che i tre magneti presentano allo stato attuale un magnetismo piuttosto scarso, si può supporre che in piena efficienza si potevano generare rilevanti f.e.m.. All’oscilloscopio si osserva l’andamento sinusoidale se la rotazione viene mantenuta pressoché costante, inoltre la macchina da una scossa elettrica ben avvertibile ad un normale regime di rotazione.
L’alternatore non è reversibile: se viene alimentato con una tensione alternata fino a 40/50 volt, non mostra alcuna rotazione anche se avviato manualmente.
Nel testo: F. Fogli, Il telegrafo Morse, G. B. Marsano S.A.E. – Genova, 1936, si legge a proposito del “Telefono”: «TRASMETTITORE DI CHIAMATA. Per effettuare la chiamata, prima si usavano le Pile, ma ora le Pile si usano in qualche impianto che serve per una sola casa e la chiamata si effettua mediante un apparecchio chiamato
generalmente macchinetta magneto-elettrica.
La fig 81 rappresente uno di tali generatori.
Si tratta di un piccolo e vero «Alternatore», in cui il campo induttore è costituito da due o più calamite permanenti foggiate a ferro di cavallo: fra le loro estremità polari, trovasi un rocchetto indotto, il cui asse è collegato con una manovella, mediamte la quale si comunica al rocchetto stesso un movimento di rotazione. Con tali manovre. si possono ottenere delle correnti alternate ad un potenziale da 50 a 120 Volts, necessario a vincere la resistenza anche di una lunga linea e capace di azionare la suoneria dell’apparecchio che si chiama, ovvero di azionare altro avvisatori acustici o luminosi».


Una conferma in tal senso (fig. 62 359) si trova a pag. 961 del catalogo: Max Kolh A.G. Chemnitz (Germany) Price List No. 50 Vols. II and III, Physical Apparatus dei primi del Novecento, dove è scritto “Magneto Generator, with three magnets, … German Post Office pattern …”.
Sempre nella stessa pagina si trova un generatore a due magneti: “magneto generator for alarm installations, … , open, with two magnets, with automatic short circuiting contact by displacing the cranck axis”.
Inoltre nella pagina seguente vi si trovano due generatori con 5 e 6 magneti. Macchine simili si trovano in altri cataloghi dell’epoca.
Il suo impiego prevalente, almeno a quanto si legge nella letteratura d’epoca, consisteva dunque nell’azionare a distanza un campanello elettrico per chiamate telefoniche.
Foto di Claudio Profumieri, elaborazioni, ricerche e testo di Fabio Panfili.
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