﻿{"id":1177,"date":"2017-11-19T19:02:51","date_gmt":"2017-11-19T18:02:51","guid":{"rendered":""},"modified":"2024-03-23T18:44:49","modified_gmt":"2024-03-23T17:44:49","slug":"oscillatore_a247","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/oscillatore_a247\/","title":{"rendered":"Oscillatore a tre scintille di Righi 3\u00aa parte"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21542\" src=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/6DSClPrFaPaN7448.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"893\" srcset=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/6DSClPrFaPaN7448.jpg 1500w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/6DSClPrFaPaN7448-300x179.jpg 300w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/6DSClPrFaPaN7448-1024x610.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/6DSClPrFaPaN7448-768x457.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/>\u00a0 \u00a0 \u00a0<span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif;\">Oscillatore a tre scintille di Righi. Terza parte.<br \/>\nNell\u2019inventario del 1906 a pag. 164, n\u00b0 651, si legge \u201cTelegrafo Marconi (trasmettitore di Righi e stazione ricevitrice con coherer relais, Morse e pile). Condizioni buone. \u20a4 460\u201d. Destinato al Gabinetto di Elettrotecnica.<br \/>\nAbbiamo gi\u00e0 accennato nella seconda parte che Righi, almeno in Italia fu il pi\u00f9 importante personaggio nel proseguire e perfezionare i lavori sperimentali che H. Hertz, svolse tra il 1886 e il 1889.<br \/>\nH. Hertz era una mirabile sintesi di fisico teorico e sperimentale; riusc\u00ec a semplificare le venti equazioni di Maxwell sulle onde elettromagnetiche portandole a nove, introdusse nuovi concetti come il Potenziale che porta il suo nome e per primo prov\u00f2 l\u2019esistenza delle onde elettromagnetiche e delle loro propriet\u00e0 del tutto analoghe a quelle della luce (H. Lorentz poi ridusse le equazioni alle 4 che ci sono note).<br \/>\nRicordiamo sempre in proposito\u00a0<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif;\">che le o. e. m. sono un modello utilissimo, ma oggi l\u2019elettrodinamica quantistica ha fornito una diversa interpretazione della\u00a0 loro natura.<br \/>\nCome l\u2019oscillatore di Righi, l\u2019oscillatore di Hertz era aperto ed era formato da due cilindri di ottone allineati C e C\u2019, del diametro di 3 cm e lunghi 13 cm, separati da uno spinterometro (le due sferette A A\u2019 del diametro di 4 cm), vedi le figure 662 e 663.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21543\" src=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elementidielett526Veroi550.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"358\" srcset=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elementidielett526Veroi550.jpg 1500w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elementidielett526Veroi550-300x72.jpg 300w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elementidielett526Veroi550-1024x244.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elementidielett526Veroi550-768x183.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/>Esso venne poi trasformato aggiungendo ai lati le due sfere A e A\u2019 di 30 cm di diametro, distanti circa 1,5 m, mentre i fili conduttori a e a\u2019 avevano un diametro di 5 mm e terminavano nello spinterogeno con le sferette di 3 cm di diametro e distanti 75 mm. Quando scoccavano le scintille esso diveniva un oscillatore in serie a capacit\u00e0 ed induttanza distribuite ed Hertz raggiunse nei suoi tentativi lunghezze d\u2019onda non inferiori a 66 cm (circa 454 MHz).<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21546\" src=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Fig.-1PPC.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"791\" srcset=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Fig.-1PPC.jpg 1500w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Fig.-1PPC-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Fig.-1PPC-1024x540.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Fig.-1PPC-768x405.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/><br \/>\nH. Hertz dapprima al posto delle due sfere laterali mise delle piastre, ma le lunghezze d\u2019onda erano pi\u00f9 grandi (vedi la figura qui sopra). Per ridurle bisognava ridurre sia l`induttanza sia la capacit\u00e0. Il dipolo era alimentato da un rocchetto di Ruhmkorff e le scintille diventavano conduttori oscillanti smorzati. Le cariche oscillanti producevano onde elettromagnetiche che si diffondevano nello spazio. Le lunghezze d\u2019onda relativamente corte permettevano la loro misura nell\u2019ambito di un laboratorio e permettevano di svolgere gli esperimenti sulla riflessione, rifrazione, interferenza, diffrazione, polarizzazione e sulle onde stazionarie. Insomma permettevano di mostrare che le onde elettromagnetiche si comportavano come la luce.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21545\" src=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elementi553dielett578.veroi_-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"1000\" srcset=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elementi553dielett578.veroi_-1.jpg 1500w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elementi553dielett578.veroi_-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elementi553dielett578.veroi_-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/elementi553dielett578.veroi_-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/><br \/>\nIn\u00a0 \u00a0figura 707\u00a0 <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">\u00e8 mostrato il dispositivo con il quale Hertz produceva onde stazionarie (non si vede il riflettore posto sulla sinistra) che gli permisero di misurare le lunghezze delle onde prodotte. Non solo. Un suo aiutante gli sugger\u00ec che con i suoi apparecchi avrebbe potuto trasmettere segnali intellegibili a distanza e che si poteva costruire un telegrafo senza fili, ma Hertz pensava che non ci fosse un modo semplice per trasdurre le alte frequenze delle o.e.m. alle frequenze acustiche della voce e scoraggi\u00f2 l&#8217;idea.<br \/>\nRighi a quanto pare non era neppure interessato al problema e si concentr\u00f2 esclusivamente sul perfezionamento dei trasmettitori e dei ricevitori per ottenere risultati precisi a frequenze decisamente alte.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21547\" src=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Apparato-Hertziano.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"1187\" srcset=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Apparato-Hertziano.jpg 1500w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Apparato-Hertziano-300x237.jpg 300w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Apparato-Hertziano-1024x810.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Apparato-Hertziano-768x608.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif;\">Nelle figure 53, 54 e 55\u00a0 si vede l\u2019uso che Hertz fece degli specchi cilindrici a sezione parabolica: nella figura 53 si vede l\u2019oscillatore nel fuoco dello specchio, alimentato da un rocchetto di Ruhmkorff.<br \/>\nQ<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif;\">uesti tipi di specchi furono usati sia da Righi, come si \u00e8 visto nella seconda parte, sia da Marconi.<br \/>\nVogliamo ricordare che durante questi esprimenti Hertz nel 1887, con esperimenti ingegnosi e attenti, scopr\u00ec l\u2019effetto fotoelettrico, il quale poi nel 1888 fu studiato da Righi e spiegato nel 1905 da A. Einstein.<br \/>\nIl professor Righi riusc\u00ec a generare onde di lunghezza 1,7 cm, iniziando gli esperimenti nel 1893 e continuando i lavori intrapresi da Hertz (morto nel 1894 a soli 36 anni), ma a frequenze molto pi\u00f9 alte.<br \/>\nMostr\u00f2 di nuovo dunque la sorprendente identit\u00e0 tra le onde elettromagnetiche e quelle luminose, come era stato previsto dalla teoria di J. C. Maxwell.<br \/>\nI dispositivi di Righi erano costruiti per funzionare a distanze non superiori ai 25 metri, adatti per gli esperimenti nel corridoio pi\u00f9 lungo dell`Istituto di Fisica, allora sito in via Zamboni a Bologna. Anche Righi, preso dai suoi esperimenti, non vide la possibilit\u00e0 di comunicare a distanza.<br \/>\nBisognava aspettare l\u2019audace idea di Marconi.<br \/>\n<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">Infatti \u00e8 noto l<span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif;\">\u2019<\/span><\/span>uso che il giovane G. Marconi ( 1874 &#8211; 1937) fece dell&#8217;oscillatore di Righi. Pare ormai accertato che dall&#8217;autunno del 1891 a Livorno segu\u00ec per un anno le lezioni teorico pratiche del prof. V. Rosa di fisica e chimica, con il quale forse inizi\u00f2 a fare esperimenti con il coherer. \u00c8 accertato storicamente che a Bologna assistette sia a lezioni sia ad esperimenti di Righi, con il quale ebbe, giovanissimo, scambi di opinioni ed epistolari.<br \/>\nMarconi ebbe l&#8217;idea del tutto nuova, non di fare solo esperimenti, ma di trasmettere segnali intellegibili.<br \/>\nVi sono in proposito innumerevoli dispute sia sul fatto che Marconi inizialmente non abbia inventato nessun apparecchio, ma abbia assemblato con sapienza oggetti gi\u00e0 noti; sia su questioni di priorit\u00e0 nelle quali si citano a ragione D. Hughes, Feddersen, Tesla, e Lodge. Quest<span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif;\">\u2019<\/span><\/span>ultimo per la sintonia. Non certo Popov che aveva ben ragione di affermare che il suo solo ricevitore a coherer fosse pi\u00f9 efficiente.<br \/>\nMa \u00e8 indubbio che Marconi avesse come scopo precipuo la trasmissione a distanza di messaggi.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21548\" src=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Brit.-Pat.-Spec.jpg\" alt=\"\" width=\"1368\" height=\"1500\" srcset=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Brit.-Pat.-Spec.jpg 1368w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Brit.-Pat.-Spec-274x300.jpg 274w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Brit.-Pat.-Spec-934x1024.jpg 934w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Brit.-Pat.-Spec-768x842.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/>Nella figura senza numero si vede la riproduzione dal Brit. Pat. Spec. N\u00b0 12039, giugno 1896: a sinistra la vista di lato dell<span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif;\">\u2019<\/span><\/span>antenna cilindrica a sezione parabolica nel cui fuoco \u00e8 posto un oscillatore di Righi come quello che si vede nella foto col giovane Marconi; a destra la vista frontale dello stesso trasmettitore alla lunghezza d<span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif;\">\u2019<\/span><\/span>onda di 25 cm.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21549\" src=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/latelegrafiasen289dess-307.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"958\" srcset=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/latelegrafiasen289dess-307.jpg 1500w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/latelegrafiasen289dess-307-300x192.jpg 300w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/latelegrafiasen289dess-307-1024x654.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/latelegrafiasen289dess-307-768x490.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/><br \/>\nLa figura 109\u00a0 mostra il trasmettitore collegato ad un<span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif;\">\u2019<\/span><\/span>antenna piatta e a terra, mentre in figura 110 il ricevitore con il coherer collegato anch&#8217;esso all&#8217;antenna e a terra. Con un dispositivo molto simile fece il primo esperimento dalla \u201cstanza dei bachi\u201d a Pontecchio a fine del 1894; le lastre aumentavano la capacit\u00e0 dell\u2019oscillatore e servivano ad ottenere onde lunghe con le quali successivamente super\u00f2 una collinetta; ma nel frattempo lavorava anche con le onde corte. Infatti i suoi primi brevetti del 1896 riguardarono entrambe le soluzioni.<br \/>\nNon \u00e8 questa la sede per parlare di questioni di priorit\u00e0, sulle quali sono stati scritti numerosissimi libri, saggi e articoli. Vogliamo solo dire che Marconi riusc\u00ec a perfezionare tutti i dispositivi di cui venne a conoscenza per ottenere i migliori risultati possibili: basta confrontare la raffinatezza e la stabilit\u00e0 dei suoi coherer con quelli costruiti da altri nella stessa epoca, per averne una prova!<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">Per consultare le altre due parti scrivere \u201cRighi\u201d su Cerca. Si consiglia inoltre di leggere (come si \u00e8 detto nella prima parte) un articolo in questo sito alla voce: <span style=\"color: #800080;\">\u201cIl Montani nella storia; il coherer e un convegno del 1985\u201d<\/span> dove \u00e8 descritto un apparato marconiano con soluzioni che sono perfezionamenti di quelle di Hertz e soprattutto di Righi.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">Bibliografia: <\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">A. Righi, B. Dessau, <em>La Telegrafia senza Filo<\/em>, N. Zanichelli, Bologna 1905.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">A. Righi, <em>Le Onde Hertziane<\/em>, Il Nuovo Cimento, Serie V, Tomo I, Gennaio 1901. <\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">V. J. Phillips, <em>Hearly Radio Wave Detectors<\/em>, Peter Peregrinus LTD, 1980. <\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">Giorgio Dragoni, <em>L\u2019opera di Righi tra Calzecchi Onesti e Marconi<\/em>, in <em>La conquista della telegrafia senza fili<\/em>, a cura di E. Fedeli e M. Guidone, Nuova Alfa Editoriale, Bologna, 1987. <\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">La figura con Marconi da giovane con alla sua destra un oscillatore di Righi si trova sia nel testo precedente, sia sulla copertina del Giornale di Fisica N\u00b0 3, Vol. 14, del 1973. <\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">G. Tabarroni, <em>Bologna e la storia della radiazione<\/em>, Lions Club Bologna, 1965. <\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">H. J. Aitken, <em>Syntony and Spark<\/em> &#8211; The Origins of Radio, Princeton University Press, New Jersey 1985. <\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">J. F. Ramsay, <em>Microwave Antenna and Waveguide Techniques Before 1900<\/em>, Proceedings of the IRE, Vol. 46, N\u00b0 2, February 1958, da cui sono tratte le figure 53, 54, 55.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">Le figure 662 e 663 sono a pag. 526 e la figura 707 \u00e8 a pag. 553 di G. Veroi, <em>Elementi di Elettrotecnica<\/em>, Vol. I, UTE, Torino 1905.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">La figura senza numero con la schematizzazione di un esperimento di Hertz \u00e8 a pag. 14-12 \u00a0di AA. VV. <em>PPC Progetto Fisica<\/em>, Vol. B, Zanichelli, Bologna 1986.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif; font-size: 18pt;\">Foto di Claudio Profumieri, elaborazioni, ricerche e testo a cura di Fabio Panfili.<br \/>\n<span style=\"font-size: 18pt;\"><span style=\"font-family: 'times new roman', times, serif;\"><span style=\"color: #008000;\">Per ingrandire le immagini cliccare su di esse col tasto destro del mouse e scegliere tra le opzioni.<\/span><\/span><\/span><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-21550\" src=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/SifMarc2Frontespizio.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"1293\" srcset=\"https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/SifMarc2Frontespizio.jpg 1500w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/SifMarc2Frontespizio-300x259.jpg 300w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/SifMarc2Frontespizio-1024x883.jpg 1024w, https:\/\/www.istitutomontani.edu.it\/museovirtuale\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/SifMarc2Frontespizio-768x662.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00a0 \u00a0Oscillatore a tre scintille di Righi. Terza parte. Nell\u2019inventario del 1906 a pag. 164, n\u00b0 651, si legge \u201cTelegrafo Marconi (trasmettitore di Righi e stazione ricevitrice con coherer relais, Morse e pile). Condizioni buone. \u20a4 460\u201d. Destinato al Gabinetto di Elettrotecnica. 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